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Carlo Di Cataldo

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"Vivamus mea Lesbia atque amemus..."

Carlo

Carpe diem, quam minimum credula postero
9/11/2009

Democrazia

A volte ci si chiede se è giusto che il voto di chi ha un basso livello di istruzione debba valere quanto quello di chi invece ha grande cultura e partecipa attivamente al dibattito politico. Ecco la risposta di Gustavo Zagrebelsky ne "Il crucifige e la democrazia":

"Anche la vecchia e banale questione, se sia giusto che il voto dell'imbecille valga come quello del sapiente e del saggio, trova qui la sua risposta: una risposta non facile da accettare da chi non si rende conto della fatica necessaria in ogni stare in comune e pretenderebbe di seguire le vie corte. Secondo le parole di Antonio Gramsci, il computo dei "voti" non è l'espressione del dominio della mediocrità, ma la manifestazione terminale di un lungo processo di formazione delle opinioni collettive in cui tutti hanno la possibilità di esercitare la loro influenza, massimamente coloro che dispongono di maggiori e migliori energie da destinare alla cura delle cose pubbliche. Se coloro che annoverano se stessi tra gli ottimati, nonostante le loro possibilità, non riescono a influenzare il popolo e restano minoranza inascoltata, imputent sibi, non a un difetto della democrazia e, semmai, raddoppino gli sforzi e si chiedano dove hanno sbagliato."
6/29/2009

Libertà

"Che cos'è la libertà? Avere la volontà di essere responsabili di se stessi" (Nietzsche)
6/10/2009

Addio Milan

"La cessione di Kaká al Real Ma­drid ha lasciato in eredità tante cose spiacevoli: le bugie, la fret­ta, la miopia dell’entourage berlu­sconiano. Picconate all’immagi­ne del Milan sedimentata negli anni per colpa di un affare gesti­to in maniera contraddittoria.

Le bugie. Se ne sono racconta­te anche più del necessario. Ber­lusconi, ad esempio, avrebbe po­tuto risparmiarci l’ultima, quella della fantomatica telefonata a Kaká per convincerlo a restare «perché nulla è ancora definito». Il contatto tra il patron rossone­ro e Riccardo sarebbe dovuto av­venire lunedì ma, ovviamente, non se n’è avuta notizia semplice­mente perché non c’è mai stato. Era soltanto un disperato tentati­vo di salvare capra e cavoli in vi­sta dell’incombente consultazio­ne elettorale. Un’entrata fuori tempo visto che, stando ad am­bienti contigui al Pdl, la rinuncia a Kaká potrebbe essere costata at­torno ai 2,5 punti percentuali, vo­ti negati dagli elettori-tifosi infe­rociti con il premier. A migliorare le cose non ha contribuito neppure la tattica adottata da Adriano Galliani. Do­po avere dichiarato (la domeni­ca) «faremo di tutto per trattene­re Kaká», poco più di 24 ore do­po il vicepresidente milanista ha caricato il papà del giocatore sul­l’aereo e lo ha portato a Madrid. A proposito di bugie, in queste ore è emerso un particolare in­quietante, che la dice lunga sulla volontà di Berlusconi di fare cas­sa: ai primi di maggio Florentino Perez, il vecchio/nuovo boss del Real, è stato in Italia in incognito e in quell’occasione ha raggiunto l’accordo con il Milan.

La fretta. È quella che, esem­plificata dal blitz madrileno di Galliani, ha caratterizzato le mos­se del club rossonero e che ora ri­schia di penalizzarlo. La fretta, si sa, è una cattiva consigliera. Ber­lusconi ha infatti sacrificato il suo giocatore migliore, quello rimpianto nei lunghi mesi dell’in­fortunio «perché fa la differen­za », per rimediare a due suoi evi­denti errori: il ritorno di She­vchenko e l’impuntatura su Ro­naldinho che, in termini di rosso di bilancio, hanno inciso per al­meno la metà. Ora che non si può più tornare indietro, che ha prevalso la linea più scontata (vendere anziché sforzarsi di in­crementare il fatturato), la prima domanda da porsi è la seguente: siamo certi che i risparmi realiz­zati con la vendita di Kaká saran­no superiori ai costi che questa cessione ha già causato in termi­ni di popolarità e immagine (del suo proprietario e del club) e che certamente ancora causerà? Diffi­cile infatti che uno sponsor pos­sa fare finta di niente: il Milan senza Kaká non può valere quel­lo imperniato su di lui.

La miopia. È notorio che, da sempre, in ambito familiare Ber­lusconi si sia dovuto confrontare con l’ostruzione della figlia Mari­na, concettualmente contraria agli investimenti calcistici del pa­dre. L’errore di Marina (ma pure di Pier Silvio) Berlusconi, che ov­viamente non possono essere ri­tenuti estranei a quanto è accadu­to in questi giorni, è quello di non avere considerato il Milan una sorta di «costo di produzio­ne ». Da sempre, infatti, il club rossonero produce immagine e risultati: impoverirlo equivale a demolire la trave portante di una casa, con relative conseguenze. Ed essere dirigente non significa semplicemente far quadrare i bi­lanci, ma pure avere la capacità di intuire in anticipo i danni di certe scelte, in apparenza rispar­miose. Non avere saputo com­prendere la specificità e il ruolo del calcio nel complesso ambito berlusconiano, è colpa grave del­la famiglia e dell’entourage del premier. Così la sensazione, net­tissima, è che si vada verso un fu­turo di vacche magre. Fossimo in Leonardo ci faremmo il segno della croce. "

Alberto Costa
10 giugno 2009

5/1/2009

Precario

Precario non è solo chi ha un contratto semestrale di lavoro che sta per scadere, senza che ci sia alcuna possibilità di rinnovo.
Essere precario è una condizione di vita. E' la condizione di chi non è in grado di progettare il proprio futuro, di chi non sa più cosa aspettarsi dalla vita o, cosa ancor più grave, di chi non sa cosa sperare dalla vita. Precarietà è quindi incertezza, prima di tutto.
Ma se quest'incertezza inizialmente ha ad oggetto la realtà esterna, può accadere che essa vada a colpire più a fondo, cioè dentro l'individuo. In quel caso, rischiano di venir meno molti dei valori ai quali quell'individuo ha ispirato la propria vita.
Davanti al nulla dei valori, a quel punto, c'è solo il nulla dell'azione. L'individuo non fa più niente, non prende una posizione attiva nelle scelte della sua vita, ma lascia che tutto accada e che gli altri decidano per lui.
Sembra quasi che la prospettiva umana non sia, a questo punto, quella della speranza, della realizzazione dei propri sogni, nè, all'opposto, quella dell'adesione cinica ai valori del mondo, a quei valori nei quali quell'individuo non si era mai riconosciuto nè vuole riconoscersi. Sembra quasi, allora, che la terza via, quella vincente, sia quella che consiste nell'accettare e amare la propria precarietà, in quanto unica condizione "autentica" dell'individuo moderno.
 
(Considerazioni liberamente ispirate dalla visione del film "Generazione 1000 euro")
4/14/2009

Lodovico Ariosto

"Le ossa di Lodovico Ariosto sono sepolte sotto questo marmo, o sotto questo suolo, o sotto che altro abbia voluto il suo benigno erede, poichè egli non ha potuto sapere che cosa sarebbe stato di lui, e non ha fatto tanta stima del suo nudo cadavere da deisderare di preparargli un'urna mentre era ancora in vita. Ha voluto, tuttavia, che si segnasse il luogo della sua sepoltura, perchè, quando la sua anima, nel giorno del giudizio, dovesse riprendere le sue membra, non vagasse a lungo fra tanti tumulti."
 
Lodovico Ariosto (1475-1533)
3/13/2009

Rashomon

Breve riflessione sul film "Rashomon" (proiettato oggi alla SSC), ispirata anche dai dibattiti e dalle discussioni successivi (un grazie particolare a Federica).
 
A mio avviso, il film mostra come ogni evento X sia visto in modo diverso da ogni individuo, che si crea la sua visione dell'evento. Visione che, attenzione, è per ogni individuo oggettiva, cioè rispondente a quella che lui considera la inequivocabile realtà dei fatti. Nel film si danno quattro diverse rappresentazioni dell'evento X (omicidio di un uomo), che possiamo chiamare X1, X2, X3, X4. Ciascuna di queste è possibile e quindi esiste, è cioè vera, tanto da mettere in disparte l'idea che esista un evento X, che risponde alla verità dei fatti. Esso è infatti messo in disparte, sostituito, quasi cancellato dalla forza delle ricostruzioni X1-X4. Il film, quindi, estremizza un'idea tipicamente pirandelliana: quella secondo cui ognuno di noi vede un evento in modo diverso, convinto però che quello sia l'unico modo di vederlo. Da ciò deriva l'idea dell'inesistenza di una realtà oggettiva, se per oggettivo intendiamo ciò che è valido allo stesso modo per tutti. Ma ciò non esclude il fatto che, nel momento in cui l'individuo si rappresenta la realtà, la concepisca come l'unica vera e dunque come oggettiva. In questo modo, peraltro, il film tende a problematizzare le stesse nozioni di soggettività e oggettività, mostrando come esse siano da sole insufficienti ai fini della comprensione del reale.
3/6/2009

Giustizia

"Il segreto della giustizia sta in una sempre maggior umanità e in una sempre maggiore vicinanza umana tra avvocati e giudici nella lotta contro il dolore: infatti il processo, e non solo quello penale, è di per sè una pena, che giudici e avvocati debbono abbreviare rendendo giustizia"
 
Pietro Calamandrei, "Elogio dei giudici scritto da un avvocato"
12/27/2008

Resoconto e propositi

Stavolta anticipo di qualche giorno il mio consueto intervento di fine anno. Prima devo confessare due cose però:
1) ero un po' incerto se scrivere quest'intervento anche quest'anno, dato che (ne parlavo ieri con qualcuno) mi sembra un anno un po' complicato da spiegare, anche se proverò a farlo;
2) ho appena letto gli interventi degli anni scorsi e a fatica mi sono riconosciuto; ne deduco che, anche se non sembra, sono cambiato un po' in questi anni.
 
Pensando quindi a questo 2008, credo che apparentemente non ci sia molto da raccontare. Proseguo la mia solita vita, in cui ritrovo alcuni punti fermi e alcuni dubbi (che peraltro mi perseguitano da tempo). Però noto una cosa molto importante: quelli che ho chiamato punti fermi sono più fermi di quanto non fossero un anno fa. Ecco quali sono (spero di non dimenticare nessuno):
- le amiche e gli amici della SSC, con cui passo ormai una parte significativa della mia vita, che stimo per le loro belle qualità e da cui mi sento apprezzato per quello che sono; con loro ho trovato un "habitat" naturale;
- gli amici storici, del liceo o delle elementari, che magari non vedo per un mese, ma che poi rivedo sempre e con i quali c'è lo stesso feeling di sempre;
- gli amici-colleghi universitari, con cui ho condiviso lezioni e serate-Trivial :)
- i miei compagni del calcio, con i quali convidivo sconfitte e vittorie in un clima idealmente familiare;
- Laura e Laura, che metto insieme (anche se meriterebbero ciascuna uno spazio isolato) perchè mi sono vicine in ogni giorno e in ogni giorno capisco quanto siano importanti per me e per il mio percorso;
- la mia famiglia, perchè so che c'è sempre.
Se penso a tutti coloro che rientrano in questi gruppi, capisco che il mio 2008 è stato bello proprio perchè l'ho trascorso con loro e ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa, nei tanti momenti condivisi.
 
Cosa migliorare quindi, davanti a questo bel quadro? Quali sono i miei propositi?
Naturalmente vorrei rafforzare tutti i legami personali di cui ho parlato finora e riuscire a dare di più a chi mi dà tanto. Non è un proposito diverso da quello che ho espresso per questo 2008 che sta finendo, ma mi sembra giusto ripeterlo anche per il 2009. A volte infatti mi lascio prendere dalla pigrizia, dall'inerzia e non riesco a dare quanto vorrei. Spero che mi perdoniate e, se ne avrete voglia, riusciate anche ad aiutarmi.
 
Buon 2009 a tutti...
12/2/2008

Pregi e difetti

Credo che nel valutare una persona, per capire quale considerazione abbiamo di lei, non dobbiamo tanto badare ai suoi difetti, quanto ai suoi pregi.
Ciò che ci spinge a voler bene, ad amare una persona deriva dalla considerazione positiva che abbiamo di lei. Se vediamo qualcosa che ci piace particolarmente, infatti, siamo disposti a tollerare anche difetti molto gravi. Viceversa, una persona priva di difetti, ma che non ha qualche bella caratteristiche ci ispira fiducia e/o interesse, non godrà facilmente di grande apprezzamento.
10/26/2008

Possibilità

Possibilità, prospettive.
Due nomi per esprimere sostanzialmente la stessa idea, che, chissà perchè, ritorna sempre nei miei ottobre. Faccio riferimento a quei momenti nei quali prendo coscienza delle potenzialità e delle occasioni che, se colte, potrebbero farmi stare bene, di qualunque tipo possano essere (nei rapporti con gli altri, negli studi, nel calcio). E mi pongo degli obiettivi che mi piacerebbe raggiungere, cercando di mettere il massimo impegno in quello che faccio.
In mezzo alla frenesia, alla corsa contro il tempo di ogni settimana, è proprio la consapevolezza di tutto questo, è l'attribuire un senso alle cose che faccio, che mi consente di andare avanti.
10/7/2008

Comunità

E' bello quando senti di far parte di una comunità più ampia rispetto a quella in cui vivi di solito. Quando capisci che all'interno di quella comunità vivono persone che costruiscono la loro vita sulla base di ideali simili ai tuoi e allora avverti questa forte affinità. Quando quelle persone si spendono per te e ti dedicano il loro tempo con grande affetto, disponibilità, ospitalità, amicizia.
E' bello creare rapporti umani di questo tipo e quindi vorrei ringraziare tutti i ragazzi del S. Anna per tutto quello che hanno fatto negli ultimi giorni; confidando che questo incontro non resti un fatto isolato, ma possa portare a più frequenti visite e collaborazioni. E ne approfitto per ringraziare anche i miei compagni di viaggio "catanesi", che ho scoperto o riscoperto, secondo i casi, come splendide persone.
10/1/2008

Speranza

Come sottolineava correttamente Claudio Magris sul Corriere di qualche giorno fa, la speranza nasce dalla consapevolezza del male. Proprio perchè sappiamo che il mondo è spesso ingiusto e che molte cose si rivelano più crudeli di quanto potremmo pensare, nasce in noi una profonda esigenza che chiamiamo speranza. Io direi che sperare significa manifestare nella nostra vita una volontà di trasformare la realtà. In questo è evidente che la speranza ha un che di rivoluzionario, poichè si rifiuta di ammettere che il presente sia l'unica, immutabile cifra del reale. E, nel contesto di oggi, proprio per questo la speranza diviene una virtù difficile, perchè pensiamo sempre più spesso che il mondo debba essere soltanto amministrato e riformato, ma non trasfigurato.
9/27/2008

Arte è noi stessi

"L'arte è ciò che, attraverso la rappresentazione, ci fa conoscere noi stessi più in profondità. Proprio perchè in quel momento è come se ci guardassimo dentro attraverso gli occhi di un altro. E la conoscenza di noi stessi, anche se magari non risolve i problemi del mondo, può certamente aiutarci a vivere una vita migliore [...] I libri non sono lezioni di vita nè istruzioni per la felicità. E non servono a salvare il mondo. Ma possono essere utili, ripeto, a conoscerci meglio dentro"
 
Michael Ondaatje
9/25/2008

Antigone

"Morto un marito, un altro avrei potuto prenderne; perduto un figlio, un altro avrei potuto averne da un altro. Ma per me stanno nell'Ade padre e madre: così, che mi rinasca un fratello, è impossibile"
 
Penso che pochi altri brani come questo tratto dall'Antigone di Sofocle possano far capire il rapporto unico che esiste tra fratelli e sorelle.
9/23/2008

Ho voglia di... 4

Ho voglia di ricominciare la classica routine autunnale (università, studio, calcio, uscite).
Ho voglia di essere presto a Pisa e di diventare olimpionico.
Ho voglia di essere me stesso, senza preoccupazioni o paranoie. E di essere accettato, apprezzato o amato così.
Ho voglia di leggere e di scrivere.
Ho voglia di trovare nuove domeniche e nuovi sorrisi, avendo perduto quelli che avevo.
Ho voglia di sfruttare il tempo, ma anche di farlo scorrere nella serenità.
9/7/2008

L'eleganza del riccio

"L'eleganza del riccio" non è un bel libro. Non è scorrevole, ha uno stile spesso un po' presuntuoso, è un libro troppo "femminile" per i miei gusti. Pochi eventi, tante riflessioni pseudo-filosofiche che risultano più noiose che interessanti. Però, in mezzo a questo panorama poco esaltante, c'è qualche passo più interessante e autentico, che merita di essere citato. Provo quindi a scrivere qui alcuni dei punti salienti e a costruire qualche commento personale.
 
"Temiamo il domani solo perchè non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perchè domani finisce sempre per diventare oggi, non so se ho reso l'idea" Questa riflessione è inserita in un pensiero più ampio, dedicato agli anziani (di cui spesso ci dimentichiamo), alla vita che passa troppo velocemente. E purtroppo anche a me sembra di restare sempre due o tre passi indietro, mi sembra di non correre insieme al tempo, di dare e fare meno di quello che "dovrei". Come se non riuscissi davvero a costruire una parte del mio presente, quella parte che invece dovrei saper costruire...
 
"Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e abbiamo rinunciato all'incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci [...] Io invece supplico il destino di darmi la possibilità di vedere al di là di me stessa e di incontrare qualcuno" Anche queste parole mi fanno pensare e anche stavolta cerco di guardare me stesso e di capire se anche per me è così. In realtà sono convinto che per me è preferibile cercare persone diverse, incontrarle, capirle, trovare nuovi modi di vivere la vita. Però forse a volte resto troppo chiuso nel mio piccolo mondo, nelle mie piccole certezze ed elevo tutto questo a serenità interiore. Invece metterle in gioco, in discussione attraverso il confronto con gli altri è proprio quello che ci consente di crescere e di costruire meglio la nostra vita (vedi sopra..).
 
"Il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando. E' l'effimera configurazione delle cose nel momento in cui ne vedi insieme la bellezza e la morte. [...] Forse essere vivi è proprio questo: andare alla ricerca degli istanti che muoiono" Qui preferiscono non commentare: a molti dei lettori sarà capitato di studiare, in filosofia, le varie definizioni del bello date da tanti filosofi. Questa è una delle più interessanti che ho letto..
7/11/2008

Epica

Sicuramente il genere epico è uno dei più belli che siano mai stati inventati. E lo dice uno che si è appassionato fin da piccolo alle splendide storie dell'Iliade, dell'Odissea e dell'Eneide. Tuttavia, dopo essere stato spesso utilizzato nel passato (appunto dagli antichi Greci e Romani), questo genere letterario è un po' scomparso.
Tuttavia, se penso ad un capolavoro come "Il signore degli anelli" (e la mia riflessione nasce dalla recente ri-visione de "Le due torri"), non posso che dire che è uno splendido esempio di epica moderna. Perchè?
 
Perchè c'è la guerra, che non manca mai nell'epica più vera.
Perchè in ogni episodio c'è un riferimento a grandi valori: amore, fedeltà alla patria, coraggio, onore, amicizia.
Perchè c'è il Bene e c'è il Male: e capisci subito da quale parte stare.
Perchè ti immedesimi nella storia e nei personaggi.
Perchè non esprime valori isolati, ma quel sistema di valori, che caratterizza e forma una collettività.
5/30/2008

Caso

Quanto vogliamo che la nostra vita dipenda dal caso?

 

Se dovessi rispondere, direi che non voglio dipendere molto dal caso. Preferisco cercare di organizzarla razionalmente, dando il giusto spazio a quelli che considero i miei veri interessi e programmando le mie attività cercando di sfruttare il tempo nel miglior modo possibile.

 

Però è anche vero che una vita che scorre sempre secondo gli stessi ritmi e che non è in grado di aprirsi alle novità diventa noiosa. E' a quel punto che il caso diventa importante. Secondo me la sua funzione dovrebbe essere proprio quella di intervenire per rendere meno prevedibile un qualcosa che abbiamo tentato di ordinare secondo i nostri criteri. Una sorta di correttivo, dunque, che ci consente di andare avanti meglio e con più entusiasmo. Per andare più nel dettaglio, mi sembra che il caso possa operare in tre modi:

-         può aiutarci a rafforzare il nostro progetto di vita, in modi inattesi e non facilmente riassumibili;

-         può farci notare punti deboli di questo progetto, invitandoci a modificarlo e migliorarlo;

-         può far crollare il nostro progetto e in quel caso dovremo ricostruire tutto partendo da zero.

 

Il caso finisce, quindi, per svolgere un ruolo secondario, non sul piano del valore, ma sul piano meramente temporale.

Credo che sia anche grazie a piacevoli eventi casuali che spesso prendiamo le mosse per costruire alcune delle cose a cui teniamo di più.

5/26/2008

Amore "maturo"

...-Come che c'entra? Se fai un figlio con una persona il minimo è che la ami.-

-Per me non è importante fare un figlio con te perchè mi ami. O, meglio, non è sufficiente. Non è importante quello che provi per me, quello che sei con me, ma quello che sei nella vita.-

-Cioè? Non ti capisco. Non si dice che i figli sono frutto dell'amore?-

-Quando avevo vent'anni avrei fatto un figlio col mio fidanzato perchè lo amavo. Credevo nella favola. Ma adesso le cose sono diverse. Adesso mi sento pronta per un figlio e quindi cerco un uomo con cui vivere e poter condividere quest'esperienza. Ma non è necessario essere innamorati, anzi, per come la vedo io a volte è anche meglio non esserlo. Gli innamorati sono persone poco affidabili.

Vorrei che il padre di mio figlio avesse delle qualità come uomo che vadano al di là del sentimento che prova per me. Mi sembrerebbe un discorso egoistico nei confronti di un figlio dargli come padre una persona che abbia come priorità l'amore per me. Un conto è la coppia, un conto è fare figli. E' più importante che tu sia un uomo coraggioso che un uomo innamorato.

Se poi sei anche innamorato, ancora meglio.

...Tu non devi pensare a quel che provi per me, devi pensare se ti piace come ragiono, come vivo, come mi comporto, e soprattutto in cosa credo.-...

 

Ho letto questo brano di Fabio Volo qualche settimana fa (e ne approfitto per ringraziare Laura della segnalazione). L'ho letto e apprezzato perchè, pur andando apparentemente controcorrente, rivela qualcosa che è (o dovrebbe essere) tipico di ogni grande storia d'amore. E cioè il fatto che, oltre e dopo la "normale" passione-innamoramento, c'è qualcosa di più. C'è quella maturità nell'amore che ti porta ad amare non (sol)tanto l'aspetto fisico o quel fascino caratteriale che sul momento ti colpisce, ma soprattutto il modo di vivere e di pensare di quella persona. Sembrerà stupido, ovvio, ma solo se c'è tutto questo si crea quella "normalità" che, invece di rendere noioso un rapporto, lo fa proseguire e lo rafforza attraverso i giorni che si condividono insieme.

Non serve niente di speciale, non è necessario colpire ed essere colpiti continuamente (anche questo, alla lunga, potrebbe stancare). Bisogna trovare quel sereno equilibrio che nasce dalla conoscenza e della condivisione di momenti, gesti, idee. Ci vorrà forse un maggior impegno, un maggior coraggio.

Ma credo che tutto questo potrà essere ripagato...

5/8/2008

Pausa?

Ultimamente questo blog langue e a me dispiace, perchè mi piace scrivere ed esprimere in questo modo le mie idee.
Purtroppo però noto che non ho molto da dire in questi giorni (anche perchè lo studio mi sta prosciugando un po') e preferisco scambiare quelle poche idee che ho con le persone, in modo da stimolare una conversazione invece che un monologo. Non mi resta quindi che ringraziarle, per quell'entusiasmo che riescono a trasmettermi e per la bontà delle idee e dei suggerimenti che mi danno (e che io spero di poter dare loro).
 
Arrivederci ai prossimi interventi, sperando che non siano troppo lontani...
4/5/2008

Se

"Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti la perdono intorno a te, dandone a te la colpa; se riuscirai ad avere fede in te quando tutti dubitano, e mettendo in conto anche il loro dubitare; se riuscirai ad attendere senza stancarti nell'attesa, se, calunniato, non perderai tempo con le calunnie, o se, odiato, non ti farai prendere dall'odio, senza apparir però troppo buono o troppo saggio; se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone; se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo, se riuscirai ad affrontare il successo e l'insuccesso trattando quei due impostori allo stesso modo; se riuscirai a riascoltare la verità da te espressa distorta da furfanti per intrappolarvi gli ingenui, o a veder crollare le cose per cui dai la tua vita e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego; se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite e a giocartele in un sol colpo a testa o croce, e a perdere e a ricominciar tutto daccapo, senza mai fiatare e dir nulla delle perdite; se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli, benchè sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi, e a tener duro quando niente più resta in te tranne la volontà che ingiunge "tieni duro!"; se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtù, o a passeggiar coi re e non perdere il tuo fare ordinario; se nè i nemici nè i cari amici risuciranno a colpirti, se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo; se riuscirai a riempire l'attimo inesorabile e a dar valore a ognuno dei suoi sessanta secondi, il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene e, quel che è più, tu sarai un Uomo, ragazzo mio!"
 
Rudyard Kipling, "Se".
 
Ho sottolineato quelle che a me sono sembrate le frasi più belle e più dense di significato, soprattutto alla luce delle mie esperienze e del mio carattere. Non c'è dubbio, però, sul fatto che ognuno di noi può riconoscersi in alcune o in altre e che il messaggio che il testo ci manda è quello di sforzarsi al massimo per raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge e di vivere sempre "al massimo". Ci proverò.
3/30/2008

Decidere

Vorrei che la prossima settimana fosse una settimana "decisiva", nel duplice senso che questo aggettivo potrebbe avere, cioè una settimana "che decide" qualcosa della mia vita, ma, allo stesso tempo, una settimana "in cui decido", in cui, cioè, invece di lasciarmi trascinare dagli eventi, cerco di guidarli e orientarli. Ad essere sinceri, è qualcosa che non faccio da un po' di tempo. E che mi manca.
Ma credo che sia venuto il momento di agire in prima persona, in modo più "deciso", appunto. Perchè senza questo è difficile raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge. Non mi preoccuperò tanto di capire, prima, se l'obiettivo è quello giusto. Non è un giudizio che posso dare ora e, forse, non potrò darlo mai. Però voglio agire.
 
Io, ci credo.
3/21/2008

Letteratura e moderno

Qualche parola tratta da un intervento di Susan Sontag, scrittrice americana morta nel 2004.
 
"La letteratura racconta storie. La televisione dà informazioni. La letteratura coinvolge: è una ri-creazione della solidarietà umana. La televisione (con la sua illusione di immediatezza) distanzia, ci imprigiona nella nostra indifferenza. Le cosiddette storie raccontate dalla televisione soddisfano la nostra fame di aneddoti e ci offrono modalità di comprensione che si elidono a vicenda. [...] Nella narrazione di storie praticata dal romanziere c'è sempre una componente etica. Questa componente etica non sta nella contrapposizione di una verità alla falsità della cronaca. Sta nel modello di completezza, di intensità, di illuminazione fornito dalla storia, e dalla sua risoluzione."
 
"Tradizionalmente, tutte le culture sono locali. Una cultura implica barriere, distanza, intraducibilità. Mentre il moderno comporta l'abolizione delle barriere e della distanza, l'accesso immediato, l'appiattimento della cultura. Ciò che fa caso al moderno è la standardizzazione, l'omogeneizzazione. [...] Il romanzo può entrare in questo sistema di massima diffusione solo per il tramite della traduzione che, per quanto necessaria, comporta un'intrinseca distorsione di ciò che il romanzo è al livello più profondo, vale a dire non la comunicazione di informazioni, e nemmeno i lracconto di storie intriganti, ma la perpetuazione del progetto della letteratura stessa, con il suo invito as viluppare una forma di interiorità capace di opporsi alle sazietà del moderno. [...] L'ideologia oggi dominante si propone di rendere obsoleto il compito profetico, critico, e finanche sovversivo, del romanziere, quello, cioè, di approfondire, e a volte, se necessario, di combattere il comune modo di comprendere il nostro destino. Lunga vita al compito del romanziere"
 
Affinchè, in fondo, ognuno di noi possa essere un po' romanziere, capace di lottare contro i conformismi del nostro tempo e di proporre criticamente, attuandole, nuove strade.
3/9/2008

Misantropia

Frasi di odio nei confronti di persone poco raccomandabili. Buone per tutte le occasioni e, a mio avviso, assolutamente condivisibili:
 
"avete voglia di mettervi
profumi e deodoranti
siete come sabbie mobili tirate giù"
 
"c'è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico mistero"
 
"quante squallide figure che
attraversano il paese
com'è misera la vita negli abusi di potere."
 
"Com'è difficile restare
calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore"

"in quest'epoca di pazzi ci
mancavano gli idioti dell'orrore"
 
"quante stupide galline che si
azzuffano per niente"
 
N.B. Franco Battiato, cantante catanese, è l'autore di "Bandiera bianca", da cui sono tratte tutte le frasi che ho riportato.
2/22/2008

Giovani e nichilismo

Sto leggendo un libro interessante, davvero. Sui giovani e sul nichilismo che sembra essere entrato nelle loro/nostre vite.
La tesi che l'autore (Umberto Galimberti) espone è la seguente: i giovani stanno male, perchè il nichilismo, cioè il fatto che tutti i valori supremi perdano il loro valore, ha confuso i loro pensieri e cancellato le loro prospettive. In questo contesto, solo il presente assume importanza: è un assoluto da vivere con la massima intensità, non perchè ciò procura gioia, ma perchè consente di seppellire l'angoscia che compare ogni volta che il paesaggio assume i contorni di un deserto di senso.
I giovani, quindi, in questo non aiutati nè dalla famiglia nè dalla scuola, non si interrogano più sul senso della sofferenza propria o altrui ma sul significato della loro esistenza, insopportabile proprio perchè priva di senso.
Come trovare un rimedio a tutto questo? Secondo l'autore, a giustificare l'esistenza non può essere, oggi, il reperimento di un senso vagheggiato dal nostro desiderio più che effettivamente raggiungibile attraverso le nostre capacità, ma la costruzione di un'arte del vivere, che consiste nel riconoscere le nostre capacità e nell'esplicitarle e vederle fiorire secondo misura.
 
Che ne pensate? A me, a prima vista, sembra sostanzialmente corretta l'analisi. Spesso ci ritroviamo effettivamente privi di un punto di riferimento, ma anche di una prospettiva, di un traguardo che dia senso ai nostri sforzi quotidiani. Però, risolvere il problema attraverso la costruzione di questa arte del vivere mi sembra un modo di riesumare una sorta di "carpe diem" che è già parte integrante del modo di pensare e di agire di molti giovani. Insomma, credo che sia contraddittorio criticare l'atteggiamento dei giovani che vivono solo nel presente, senza prospettive, e poi proporre come soluzione proprio quella di valorizzare il presente come luogo in cui sviluppare e rafforzare le nostre capacità.
 
Naxos  
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